Con Il custode, Niccolò Ammaniti dimostra ancora una volta ciò che distingue i grandi narratori: la capacità di leggere dentro al mito per portarne alla luce il cuore pulsante ed eterno. Il mito greco di Medusa, lo sguardo che pietrifica chiunque lo incroci, non è una semplice favola.
I Greci lo hanno pensato per dare forma e sostanza a ciò che di più invisibile e feroce ci portiamo dentro: le sofferenze taciute, la paralisi degli stati d’animo, quella ricerca viscerale di libertà che si scontra, inevitabilmente, con l’impossibilità di essere liberi davvero.
Ammaniti prende questa materia ancestrale e la cala nella dimensione dove le catene sono più strette e paralizzanti: la famiglia. Ogni nucleo familiare ha la propria Medusa a guardia dei suoi segreti, una presenza sorda che impone il silenzio e trasforma in pietra i sentimenti più veri e non detti. È un romanzo fortemente profondo, che scava dove fa male con un’audacia visiva e concettuale toccante. Un’opera a tratti persino un po’ presuntuosa per come ambisce a rielaborare una struttura archetipica così imponente e a metterla nelle mani del lettore di oggi che, forse, non sempre sente e comprende la viva ed eterna forza della terra del mito…
Dalla Grecia tutto ciò che è umano parte e in Grecia, inevitabilmente, ritorna.
Il custode è una lettura proposta nel gruppo di Letture a colazione de La Sartoria Letteraria.
“Il custode” – Niccolò Ammaniti – Einaudi, 2026

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