Questo è un lavoro da bottega di lettura. Una lettura autentica, ragionata, che ha bisogno di tempo e lavorazioni (analisi) a più riprese. La versione che leggerete è scritta a più riprese in un tempo diluito che favorisce lo sviluppo della lettura critica. Le parti che scaturiscono da una suggestione successiva sono evidenziate in grassetto. L’idea è di rendervi partecipi della costruzione di una riflessione approfondita, sicuramente non esaustiva, ma che sosta, si sofferma su alcuni punti, spunti, argomentazioni. Leggimi, se anche tu hai bisogno di abitare le parole profondamente.
A Triscina (di Selinunte), borgo siciliano sperduto, sabbioso e desolato, Nilo vive con la madre e la zia, Agata e Rosi Vasciaveo.
Le Vesciaveo gestiscono una piccola impresa di famiglia che tratta e lavora il marmo. E custodiscono, dentro il bagno di casa, un segreto ancestrale, che segna inevitabilmente il destino di tutti i componenti della famiglia, da secoli.
Nel frattempo a Selinunte, città archeologica del prezzemolo selvatico, Ronald apre la sua libreria, straniera come il nome che porta.
L’intera comunità di Selinunte respinge Ronald, ad eccezione di un bambino, Nicolino.
Nicolino è attratto dalle letture magnetiche che Ronald offre gratuitamente ogni sera alla città di Selinunte e ai suoi abitanti.
Ma il forestiero e la sua cultura disturbano la quiete e l’immobilismo dell’antica città siciliana e la scuotono.
Libri in bottega:
“Il custode” – Niccolò Ammaniti – Einaudi, 2026
“Il libraio di Selinunte” – Roberto Vecchioni – Einaudi, 2014
Il custode è l’ultimo romanzo di Niccolò Ammaniti. Una favola nera, che affonda i tentacoli nella mitologia greca e, allo stesso tempo, nella malavita mafiosa siciliana di ieri e di oggi.
E parla di amore, di un amore quasi innaturale, illegale, improprio.
Anche ne Il libraio di Selinunte si parla di amore, in buona sostanza.
Di amore per i libri, per la classicità, per le letture archetipiche, che danno forma alla archè, il principio primo, sostanza di tutte le cose.
Luoghi (simbolici) da custodire
Le parole sono la storia del suono del mondo.
Selinunte è la storia.
Selinunte è la parola.
Nilo, l’aspirante custode del segreto di famiglia, è contenuto in Nicolino, l’aspirante custode della sostanza vitale a Selinunte, non solo letteralmente, ma anche simbolicamente, poiché fungono entrambi da archetipi viventi delle nostre radici storiche occidentali, l’uno, e della parola pronunciata, l’altro.
Tuttavia Nilo e Nicolino faticano a restare connessi con le proprie comunità di riferimento.
Sono coltivatori di anime immortali mitologiche, narrate con il ritmo della voce, che ipnotizza e solidifica, diventando corpo, materia non a tutti accessibile e non da tutti comprensibile.
Del resto, in luoghi come Selinunte o Triscina, dove le rovine archeologiche a cielo aperto non fanno che ricordarci la caducità delle cose e la finitezza dell’essere umano, a Nilo e Nicolino non resta che seguire il proprio istinto, e forse il proprio destino, e raccogliere ciò che davvero conta, ovvero ciò che si sente profondamente. e Farsene custodi.
Microcosmi di echi lontani, che raggiungono il presente e lo plasmano
A volte è un microcosmo che prolifera da secoli, una colonia di batteri impossibili da debellare.
Altre volte l’immunità dai batteri appiccicosi sta nelle parole che compongono versi, prose, litanie da leggere e rileggere. Che poi a ogni rilettura cambiano senso e sembrano sempre nuove.
In entrambi i romanzi si percepisce l’odore di un microcosmo che compone una realtà precisa, fatta di connotazioni proprie, irripetibili.
Nella Selinunte del libraio Ronald ci si scontra con un microcosmo di polveri sottili, che si depositano ovunque, invadono le narici, invitano all’immobilismo, che tutto sommato funziona, ci lascia ondeggiare in quella che, ora, che ci piace pensarci tutti un po’ psicologi, amiamo definire “comfort zone”. La zona di conforto, dentro la quale accucciarsi insieme alle cose di sempre, alle persone di sempre.
Ronald promuove la parola immortale, che non muta nei secoli, ma, allo stesso tempo la rifugge, cercando di rimuovere le polvere sottili dell’interpretazione univoca con tutte le sue forze, per lasciarne fluire il potere creativo mutevole.
La parola penetra in ciascuno di noi con frequenze diverse e risuona luminosa in diffrazione.
Nella Selinunte (di Triscina), al contrario, le sorelle Vesciaveo snocciolano formule e rituali in greco antico con l’intento di preservare il mito classico, perché solo la cosmogonia dell’antichità può salvarci dalle storture della modernità avversa e crudele.
Sguardi, riti e formule
.che pietrificano.
.che inghiottono.
.che dilagano.
Il custode e Il libraio di Selinunte sono letture proposte nel gruppo di Letture a colazione de La Sartoria Letteraria.
“Il custode” – Niccolò Ammaniti – Einaudi, 2026

“Il libraio di Selinunte” – Roberto Vecchioni – Einaudi, 2014

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